Leggere e scrivere

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.
Cicerone


La vita o la si vive o la si scrive.
Luigi Pirandello

mercoledì 7 maggio 2014

Onda

Oh spumeggiante onda
che lambisci il mio corpo
come una sensuale carezza,
sfiora la mia anima
di lucenti diamanti
e riccioli d'oro prezioso...
perchè io possa,
in quell'infinito...
fra cielo e mare,
perdermi!

Stefania

lunedì 13 gennaio 2014

Tonio, Bruto e il faro

Il mare infuriato non dava tregua da alcuni giorni. Riversava la sua forza sui grossi scogli che circondavano l’isolotto dove sorgeva appuntito e regale il faro. Il suo colore bianco spiccava simile ad una figura spettrale nella nebbia dei vapori.
Le onde spumose e impetuose si frantumavano con fragore rumoreggiando paurosamente.
Il cielo plumbeo e striato di grigio prometteva ancora cattivo tempo.
Prima del cambio della guardia sarebbero passati parecchi giorni.
Anche quella sera Tonio, un quarto d’ora dopo il tramonto, cominciò l’accensione  della lanterna affinché  il faro fosse pienamente in funzione al declinare del giorno.
Dopo aver annotato, come da regolamento, sul taccuino le proprie osservazioni riguardanti lo stato delle apparecchiature, si rilassò per alcuni minuti.
Accese la pipa e un rivolo di fumo dolciastro scomparve nell’aria e la profumò delicatamente.
-Ah…eccoti qua,  vecchio mio. Dov’eri sparito?- e accarezzò la testolina pelosa e riccioluta del cane che scodinzolava menando la coda contento. Si abbottonò la giacca blu, ornata sul collo e sul revers da una stella ricamata in oro. In testa portava il basco anch’esso impreziosito da una stella e un’ancora.
Era la sua divisa di capo guardiano che indossava con devozione e orgoglio.
Sembrava ieri quando aveva sostituito Franco dal quale aveva imparato l’arte di governare un faro. Sì, si può definirla senz'altro un’arte unita ad una grande passione.
Un lavoro duro ma che amava perché adorava il mare, sin da piccolo. Spesso dalla scogliera perdeva ore e ore a fissare l’immensa vastità d’acqua senza confini e quella luce chiara, pulsante e benefica che rischiarava il buio, e sognava. Un giorno, in cuor suo, aveva deciso: “ Voglio fare il guardiano del faro. ”
E la mamma lo chiamava insistentemente, dal portico, per la cena.  Niente. Tonio non sentiva.
Sì, la quotidianità era monotona. Grandi sacrifici e medesime sequenze giornaliere. L’accensione e lo spegnimento, l’attesa del cambio della guardia, la solitudine, le lunghe notti insonni, i rari momenti di svago. In fondo la vita somigliava ad un giorno senza fine ai confini del mondo, ma Tonio era felice. 
Erano trascorsi sette anni.
Il mare quella notte scatenò la sua collera addosso al faro. Terribili onde si accanirono per ore senza pietà e con tanto furore, arrivando fino in cima alla lanterna. Sibili e fischi come urla nelle tenebre. A volte, pareva che la struttura oscillasse e cedesse, ma Tonio era tranquillo. Quante tempeste avevano affrontato assieme in balia degli elementi. Quanti schiaffi violenti presi, ma il faro era saldo come una roccia e aspettava la resa del mare uscendone sempre indenne.
L’alta marea spesso copriva l’isolotto, ma il gigante bianco sfiorava il cielo, maestoso e impettito.
Per parecchi minuti scrutò attentamente nell’oscurità cercando in quell’inchiostro bollente possibili segnali o richieste di aiuto, ma sia la radio sia il buio rimasero muti.
Bruto si era accucciato sul tappeto e ronfava.
L’arrivo dell’alba sfumò le tenebre e lentamente si fece giorno. Il sole illuminò il cielo, finalmente azzurro, pennellandolo di sbuffi ovattati.
 Una pace quasi irreale circondò il faro.
L’abbaio insistente del cane, sceso da pochi minuti, lo costrinse a fare le scale a spirale e ad uscire, abbandonando per un po’ il minuzioso compito di oliare i cordami, i chiavistelli, le serrature e le spagnolette di ferro per mantenere in perfetta funzione il meccanismo e prevenirne l’ossidazione.
Nel pomeriggio gli spettava la lucidatura approfondita delle piastrelle colorate e la cera da strofinare sul pavimento di legno.
-Eccomi… perché fai tutto questo chiasso, Bruto?- e si avvicinò al limite dello scoglio.
Qualche metro più in là, avvolta in un abbraccio d’onde, vide una bottiglia di vetro. Le tempeste, a volte, lasciavano sull’isolotto qualche tronco e un po’ di tempo prima, pure un barilotto vuoto e dei cordami.
Ritornò all’interno del faro, nel ripostiglio, per procurarsi un retino che usava quando pescava.
Allungò il braccio e s’impossessò della bottiglia. Era chiusa con un tappo di sughero. E la sorpresa fu ancora più grande quando notò, al suo interno, un foglio arrotolato. Non riuscendo a farlo uscire, ne ruppe il collo.
Curioso ma emozionato aprì il foglietto.
Uno scritto leggibile: “ Ti amo Lucrezia ” e nient’altro, né firma né data.
Chissà da dove veniva, cominciò a pensare e a fantasticare Tonio. Forse era l’atto estremo di un naufrago rivolte alla donna amata, forse una semplice dichiarazione d’amore di un giovane romantico o forse un amore impossibile di un uomo disperato che al mare aveva lanciato il suo grido struggente.
Bruto con il muso gli diede un colpetto sul braccio. 
Lo accarezzò. 
-Vecchio mio, l’essere umano a volte riesce ancora a stupirmi e a commuovermi.-
Prese una bottiglia vuota conservata all’interno di un mobiletto e v’infilò il messaggio. La chiuse con il medesimo tappo e sotto lo sguardo attento di Bruto, la lanciò dallo spuntone più alto dell’isolotto. 
Il mare la fece di nuovo sua e, mentre un’onda la catturò nel suo vortice invitandola di nuovo a ballare fra le spume biancheggianti, le augurò di arrivare in tempo, integra, al cuore di Lucrezia.


nereidebruna

lunedì 6 gennaio 2014

Il freddo è:

Il freddo è solo un astuto trucco della natura per la proliferazione degli abbracci...!!!

sabato 4 gennaio 2014

Tre re

Tre grandi re
alla ricerca di Te, bimbo divino.
Non perdono la giusta Via
indicata da una luminosa stella
che nel firmamento brilla
schiarendo la notte di nuova luce.
Tu attendi... nel silenzio della culla,
mentre le carezze di mamma
e lo sguardo attento di papà,
Ti avvolgono di immenso calore e 
infinito amore.

Stefy


venerdì 20 dicembre 2013

Attesa

In attesa,
di quel bimbo,
che nel mondo regnerà.
Sarà il Figlio di Dio 
e d'immenso ci illuminerà.
La Sua venuta
non tarderà...
e quel giorno per noi sarà
l'inizio di grandi gioie e felicità.

Stefania

mercoledì 18 dicembre 2013

L'immortale

Non immaginavo di poter essere ancora qui dopo tanti secoli... indomito e fiero a sfiorare il cielo e a contare le stelle. Quanto tempo è passato e quante lune ho visto nascere e morire. 
Rammento con nostalgia i grandi velieri cercarmi speranzosi nella buia notte e le tempeste furiose arrabbiarsi e schiaffeggiarmi senza pietà. Il vento si beffa ancor oggi sfidando la mia forza e la mia solidità immortale.
Le spume e i marosi hanno consumato la mia patina lucente e corroso i vivi colori, ma la luce continua il suo incessante pulsare... 
Ne ho viste tante di avventure da quassù: navi alla deriva, relitti sbattuti sugli scogli, casse e legni allupati dalle onde... alcuni tesori e pirati alla loro ricerca. 
Non riesco a dimenticare un lungo bacio dato da un capitano di mare alla sua amata; e non dimentico neppure le tante lacrime copiose su volti sofferenti e il pallore spettrale della morte. Quante sciagure... quanto dolore... Il mare sa essere dolce negli abbracci, ma anche spietato nella sua impetuosa ira.
Nei tempi andati ero sempre in buona compagnia. Il mio interno era lustro, profumato, ben oliato e rigorosamente in perfetto funzionamento. Ora, son passati anni e mi ritrovo solo, in una solitudine agghiacciante. Ho profonde rughe che segnano e solcano il mio ruvido bianco latteo; il mare continua imperterrito ad infierire su di me senza ottener vittoria. Sinceramente sono stanco ma quando vedo in lontananza una nave che segue il fascio della mia luce e non perde la rotta... quando sento di aver aiutato a ritrovare la giusta via... quando so per certo di aver salvato un anima... allora, sì, solo allora ritrovo la mia fierezza, la mia forza e mi sento di nuovo immortale.

nereidebruna


venerdì 13 dicembre 2013

Ulisse

Per mare tu andasti,
leggendario eroe, 
sfidando onde impetuose 
e ire divine.
Incontrasti
ammalianti creature
dai canti soavi
e fulgide fanciulle
ebbre d'amore.
Fu l'incantatrice maga,
che nell'oblio ti portò.
In terre lontane,
celate di insidie e
di grandi misteri
più in là dell'orizzonte,
ti spinsero le vele.
Combattesti
oltre le forze
uomini possenti
e spiriti malvagi
perdendo e vincendo
con coraggio e onore.
Ulisse
che per mare vai,
riposa ora
nell'onda natia
illuminata dal sole,
e trova pace 
e silenzio 
nel suo immenso
infinito blu.

nereidebruna

giovedì 28 novembre 2013

Piove



Gocce
simili a lacrime
si confondono nel 
blu cupo del mare.
Irato e rabbioso
percosso da venti impetuosi,
infrange gli scogli
e sfida la riva.
Un lampo di luce
trafigge
quell'infinito elemento
che diventa
color dell'oro puro.
Piovono incessanti,
gocce cristalline
perse nei flutti
della vita...
che annegando 
in quell'infinito senza fine,
si trasformano
in minuscoli diamanti e 
argentee perle preziose.

nereidebruna

sabato 23 novembre 2013

Altri cieli

Ero pentito! 
La mia mente per alcuni minuti aveva ritrovato il passato... Un tempo non molto lontano perché ne percepivo ancora chiaramente i suoni, le sensazioni, i brividi e le emozioni intense. 

Per anni avevo vagato come un esule guerriero alla ricerca di tesori immaginari e di confini irreali nella certezza di raggiungere una meta. 
Nessuna resa difronte alle avversità e ai pericoli; ho fronteggiato con coraggio le battaglie della vita e spesso ne sono uscito vincitore. Sì, non nego di aver fatto danni, di aver lasciato tracce sofferte al mio passaggio, senza per altro pentirmene. In coscienza, non provavo alcun dolore o dispiacere e sinceramente la mia vita mi piaceva. Ho sempre fatto questo: mio padre, mio nonno e ancor prima molte generazioni addietro... Potevo quindi scegliere altre strade? Un mio vecchio avo, servì addirittura la regina. Si racconta, essendo uomo rude ma vigoroso e belloccio, che  fosse stato l'amante della sovrana per lungo tempo.

Mi sentivo un dio eterno in quell'immensità immutabile e a volte complice. 
Ricordo quando Pedro, amico fidato e compagno di ventura, all'alba di un giorno come tanti, mentre il sole nasceva glorioso impossessandosi di un cielo azzurro intenso, mi disse:
-  Bah, comincio ad averne abbastanza. Per mille barili... ho visto troppo sangue... credo sia arrivato il momento di gettar la spugna. -
Lo fissai a lungo dopo questa affermazione, ma rimasi in silenzio. Nelle ore che seguirono mi ritrovai a riflettere su quelle parole. E forse, ne diedi atto, aveva ragione. In effetti, ero stanco e desideravo fermarmi e magari mettere anche radici: una donna che ti scalda il letto e ti lava i calzoni e dei mocciosi che girano per casa assordandoti con le loro urla... Un quadretto, in fondo, niente male. Ma era quello che volevo veramente? Ero pronto ad abbandonare soprattutto le continue sensazioni  di potere e le grandi emozioni che scaldavano la mia esistenza? Cosa mi aspettava, oltre quel confine? Forse, avrei perso me stesso non ritrovandomi mai più. Ma dovevo tentare: il momento era arrivato! 
Accolsero la notizia, esultando, e mi resi conto che, intorno a me, erano tutti stanchi. 

Pochi giorni dopo, appesi il cappello al chiodo... Ammainai la bandiera con un groppo alla gola. Mi scolai un'intera bottiglia di rum affogando spudoratamente i miei tanti dubbi e le mie perplessità. 
Con un freddo saluto d'addio voltai frettolosamente le spalle a quella che era stata la mia casa per oltre trent'anni... il mio covo, la mia famiglia... la mia vita! Ora, mi si aprivano nuovi orizzonti, altri cieli e nuove speranze. Sì, ero pronto! 

Passarono solo alcuni mesi...
Non avevo combinato niente; anzi mi sentivo rimbecillito. Inutile, un reietto.
E appena albeggiò, in un giorno qualunque, ripresi il cappello appeso al chiodo, issai al pennone la bandiera che sventolò orgogliosa in un azzurro intenso; mi scolai di nuovo una bottiglia di vecchio rum e guardando quell'immensità cobalto di flutti e spume, mi sentii di nuovo un dio.
Gridai a tutta voce:
- Avanti a tutta dritta, ciurma... sbrogliate i veloni e i velacci... Il vento spingerà di nuovo questa carcassa di legno fino alla fine del mondo! -

nereidebruna

mercoledì 20 novembre 2013

Incontrarsi

Incontrarsi... 
Aspettavi assorta quell'onda 
e il suo riversarsi languido sulla battigia. 
Cercavi i piccoli diamanti di cristallo 
persi nell'oro prezioso. 
La bianca spuma accarezzava i tuoi passi
mentre ti inebriavi d'azzurro.
Niente poteva rallentare il tuo cammino
che inesorabile seguiva quel sogno.
La marea era musica per te,
mentre tramontava in silenzio il sole,
oltre la fine del mare.
Aspettavi ancora... in attesa...
l'incontro.
Due anime finalmente ritrovate
dopo un lungo viaggio,
nella vita e nel tempo.
E quel desiderio di resa
che per un attimo 
ha travolto il tuo cuore,
si è perso nell'onda perpetua 
della risacca
e nel soffio bizzarro del vento.

nereidebruna

lunedì 18 novembre 2013

Amo il silenzio

Mi circondo di silenzio... amo il silenzio. 
Nel silenzio mi ritrovo e mi racconto; 
nel silenzio sento i battiti del mio cuore 
e il respiro del vento. 
Nel silenzio
odo il canto degli uccelli e
il suono perpetuo della risacca.
Nel silenzio ascolto la marea
che infrange gli scogli
e il tempo che inesorabile passa.
Nel silenzio mi incontro con Dio
e innalzo la mia lode al Cielo...
E, cerco con gioia il silenzio,
quel silenzio speciale e immutabile
dove l'unione sublime con il Creato
sa di eterno e di miracolo.
Amo il silenzio... 

nereidebruna


venerdì 15 novembre 2013

Aspettando il sole

M'inebrio di Sole e di Luce

Star Wars: Una saga inimitabile

« La Forza è potente in te. Un potente Sith tu diventerai. D’ora in poi sarai chiamato con il nome di Darth… Fener! 


Non amo molto la fantascienza, ma la saga di Guerre Stellari mi ha veramente appassionato. Ho il cofanetto completo di tutti i DVD e spesso la rivedo volentieri. Alcune scene sono state girate in Italia: ho riconosciuto le grandi e splendide sale della Reggia di Caserta... il bellissimo lago di Como e il maestoso Etna.

Mi sono sempre chiesta però chi si muoveva dentro quell'armatura spettrale di Darth Fener. Ho fatto una ricerca ed ecco... a voi: Sith Darth Fener:

David ‘Dave’ Prowse, l’uomo dentro l’armatura di Darth Fener





Alcune frasi celebri:

« Tu non conosci il potere del Lato Oscuro. Io devo obbedire al mio Signore. » (Darth Fener)

« So che c'è del buono in te. L'Imperatore non è riuscito del tutto a privartene. »
(Luke Skywalker)


mercoledì 13 novembre 2013

Un nuovo giorno

Nasce un nuovo giorno
e sul mare pare eterno.
Brillano invisibili diamanti
sparsi nell'azzurro
e rivoli di lucida bianca seta
si perdono nella riva.
Sinuosi, accarezzano l'oro
e diventano un confondersi
di preziosi gioielli,
di candide perle e di zaffiri blu,
che a rimirar,
il cuore mai si stanca.
I flutti impetuosi
accolgono i dolci pensieri,
del tempo che va,
e l'onda spumeggiante
porta con sè,
nell'eterno perpetuo,
il vagar continuo
dei miei sogni.

nereidebruna

Pirati


sabato 9 novembre 2013

Passi d'ombre - 4° parte -

Riacquistò fermezza e coraggio. Diglutì e respirò a fondo per scacciare la tensione.
Temeva il buio, ma il desiderio legittimo di conoscere la verità superava ogni suo timore. Uscì dalla camera facendo meno rumore possibile... forse i battiti accelerati del suo cuore avrebbero potuto svegliare qualcuno visto la furia che le squarciava in petto.
Le parve che le scale fossero infinite. La luce della torcia accompagnò i suoi passi avvolti nelle tenebre della notte.
Con le mani sudate aprì la porta d'entrata che immetteva nell'ampio portico lastricato di marmo rosa davanti al giardino silenzioso e addormentato.
Si avviò lentamente lungo il viale rischiarito dai lampioni guardandosi intorno; udiva ancora, seppur ovattati, quei strani rumori che provenivano in fondo al prato, vicino alla quercia.
Di nuovo il canto di una civetta. Rabbrividì. 
Per un attimo si pentì di non aver svegliato nessuno; affrontare l'ignoto da sola poteva essere pericoloso. Che sciocca e incosciente; meglio tornare indietro... ma tali pensieri furono improvvisamente accantonati dal rumore sempre più vicino e da quell'ombra indefinita che piano piano stava assumendo una forma.
E quello che vide la sorprese e nello stesso tempo la rassicurò:
- Poldo... che ci fai qui, bello... - e si abbassò per accarezzarlo e calmarlo. Ansimava e raspava con foga sulle terra smossa. Aveva fatto una buca e con il muso sporco di terriccio annusava nervosamente, eccitato.
- Su, calmati... che stai facendo? -  
La giovane incuriosita si inginocchiò accanto al cane che non smetteva di scavare. 
Con la mano tastò e smosse la terra; toccò qualcosa.. sembrava un pezzo di tessuto... un lembo. Fece luce con la torcia. Sì, era una striscia di stoffa e pareva di color avorio. Un colpo al cuore, il respiro rallentato... rivoli di sudore freddo le inumidirono la fronte. 
Poldo cominciò a guaire e a lamentarsi mentre con i denti tirava il pezzo di lembo scoperto.
- Mamma... - pensò Letizia, ma il sussurro le morì in gola. Udì un improvviso rumore alle sue spalle e un calpestio di foglie secche. Si alzò di scatto:  il tocco di una mano sulla sua spalla e la percezione di un respiro sul collo le provocarono un mancamento e la testa cominciò a girare.

- Letizia... Letizia... - Riprese padronanza dopo alcuni attimi. Di nuovo:
- Letizia... su... svegliati... siamo atterrati a Roma, finalmente! -
Aprì gli occhi e si guardò intorno frastornata. Incontrò uno sguardo dolce e rassicurante che le mise pace e serenità nel cuore.
- Mamma... mamma... - e l'abbracciò commossa, con affetto e lungamente. Poi aggiunse:
- Nessun viaggio in aereo è mai stato così bello, mamma... soprattutto ritrovarti qui vicina, accanto a me... - e le sorrise dolcemente stringendo forte la sua mano che portò alle labbra e baciò.

nereidebruna

                                                                              Fine



venerdì 8 novembre 2013

Passi d'ombre - 3° parte

Pomeriggio. 
In cucina trovò Maria e Carmela indaffarate nel riordinare. Entrambe la sentirono arrivare e si girarono; la domestica si asciugò le mani nel canovaccio e si schiarì la voce leggermente afona dovuta ad un raffreddamento. 
- Letizia cara, vi serve qualcosa? - 
- Scendo in paese. Ho voglia di fare due passi... - 

- E' un po' tardi, sono già le quattro e rammentate che fa buio molto presto. Vi consiglio di riposarvi, domani in serata arriva vostro padre. Preferisco che non vi allontanate. Se non sbaglio, l'auto è in officina per dei controlli. L'ha portata Tonio questa mattina... al ritorno del marchese deve essere in perfetto stato. Sapete bene quanto ci tenga a quella macchina. Fatevi una cavalcata... - La giovane alzò le spalle e sbuffò. Andò in giardino e si sedette su una panca davanti alla fontana. 
Era stanca e sfiduciata. Voleva certezze... 
Un sole pallido spingeva i suoi raggi oltre le nubi riversandosi debole sui prati; il giardiniere Tonio stava potando la siepe di lauro in compagnia del suo bastardino Poldo, un terribile ma affettuoso ammasso ruspido di pelo nero. 
La vide e le fece un cenno. Il cane le corse incontro festoso. Lo accarezzò dolcemente ricordando quanto fosse teneramente legato alla sua mamma. Spesso passeggiavano insieme nel giardino; era viziato e coccolato da tutta la famiglia.
Si avvicinò a Tonio mentre Poldo continua a saltellare intorno, felice.
- Buongiorno... -
- Signorina, buongiorno a voi. Oggi il tempo non è dei migliori. C'è molta umidità nell'aria e le rose ormai hanno terminato di fiorire. Ah, come le amava vostra madre... le voleva sempre ben curate - e abbassò il capo per nascondere la tristezza che palesava dal suo volto. 
Poldo si era accucciato e stava sonnecchiando. 
- Finalmente qualcuno osa parlare di mia madre... sembra un argomento proibito. Capisco che è doloroso, ma comunque non si può averne così timore e paura. -
- Mi permetto di aggiungere che si è ancora sconvolti. Sì, è passato un anno, è vero, ma questo stato di non sapere, è terribile, signorina. Terribile!-
- Dimmi Tonio, tu non hai alcuna idea in proposito? -
- Oh... no...no... mi dispiace - e riprese il suo lavoro a capo chino; le fu chiaro che l'argomento era chiuso.

Dopo cena salì in camera e si buttò a peso sul letto. Non riusciva a ricordarsi nulla e quando si sforzava le veniva un forte mal di testa. Eppure quel grido... quel corpo le parevano veri, reali. Possibile che avesse solo sognato?
E il sonno la prese dolcemente. 
Ad un tratto una folata di vento spalancò un'anta della portafinestra: il blocchetto di chiusura era difettoso e poco ermetico. Doveva essere sistemato al più presto visto l'arrivo imminente dell'inverno. 
Si svegliò di scatto mentre il cuore le palpitava forte in petto. Il pendolo in fondo al corridoio battè dodici tocchi. Mezzanotte.
Fuori la luna tonda schiariva debolmente l'oscurità della notte con un alone biancastro e purpureo. 
Si alzò per chiudere e si rese conto di essere ancora vestita. 
Si sporse dalla ringhiera del terrazzo. Faceva freddo, un freddo pungente. 
Il vento muoveva le fronte degli alti pini marittimi e sibilava fra i rami mentre una civetta lungamente cantava. 
Tirò su la zip della felpa e respirò a fondo per scacciare la tensione. Un brivido... i ricordi dolorosi riaffiorarono: rivide quel corpo inerme sotto la pioggia furiosa.
- Mamma... mamma... - ripetè più volte in un sussurro e ancora lacrime sul suo bel viso. Le mancava così tanto. 
Il lampione acceso schiariva di bianco il viale lastricato immerso nelle tenebre.
Ma in quella oscurità vide qualcosa... Sì, vicino alla grande quercia secolare un'ombra scura e indefinita si muoveva furtiva. Strani rumori provenivano da lì. Aguzzò la vista; il respiro le morì in gola. Tentò... ma non riuscì ad urlare.

continua



La vita

“Possa io fare della mia vita qualcosa di semplice e diritto,
come un flauto di canna che il Signore riempie di musica.”

San Agostino
E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi.

Sal.26

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Sal.138
Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.