Leggere e scrivere

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.
Cicerone


La vita o la si vive o la si scrive.
Luigi Pirandello

lunedì 28 febbraio 2011

Lacrime dal cielo

Piove.

Lacrime dal cielo
per un piccolo angelo
di nome Yara,
che lassù vola
fra le bianche nuvole.
Riposa in pace
giovane fiore
neppure sbocciato
e ritrova il sorriso
in un nuovo mondo
di solo amore, vicino a Dio.

nereidebruna



nereidebruna

mercoledì 16 febbraio 2011

Piove

Ruggisce il mare
d'impeto e rabbia.
Furiose onde
schiaffeggiano gli scogli
sbuffando diamanti e spume.
Il vento
arruffa i marosi 
e la pioggia di lacrime
copiosa,
si perde annegando
nel mare.

nereidebruna




giovedì 10 febbraio 2011

Un cielo capovolto

Un mare trasparente in questi giorni nella riviera. Passeggiando immersa nel profumo di sale e avvolta nei caldi raggi del sole mi persi ad osservare la limpidezza del fondale, che mi permise di vedere tre meravigliose stelle marine scarlatte avvinghiate agli scogli. E quell'azzurro mi parve un cielo capovolto.
Più in là...due piccole meduse orlate di rosa, bianche e lattigginose nuotavano leggere e fluide simili ad angeli nel blu infinito. Che meraviglia!!!
Questo è il mio piccolo mondo...

lunedì 24 gennaio 2011

Di nuovo...il sole

Di nuovo il sole

che brilla nel mio cielo.
Il mare lo accoglie
ebbro d'amore
e nella vanità si specchia
colorandolo di porpora e miele.
L'onda perpetua
s'infrange spumosa
e regala diamanti e perle
che illuminano di prezioso,
il mio mondo marino.
La bianca vela
spinta dal vento
va come un angelo
verso l'infinIto blu,
dondolando sinuosa,
baciata di nuovo dal sole.

Stefania

mercoledì 5 gennaio 2011

I RE MAGI

Erano nobili pellegrini o re provenienti dall'Oriente, che studiavano le stelle. Seguirono una cometa che avevano associato alla nascita del "re dei Giudei".
Giunti a Gerusalemme chiesero a Erode di aiutarli a trovare il bambino predestinato a essere re dei giudei. Erode sostenne di non sapere dove fosse, ma chiese loro di tornare se l'avessero trovato. Avvertiti in sogno del pericolo, i tre non tornarono mai più da Erode.
Secondo un vangelo apocrifo i loro nomi erano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre e fu Papa Leone Magno che ne fissò il numero a tre.
Il numero tre permette di identificare i Magi con le tre razze in cui si divide l'umanità e che discendono, secondo l'Antico Testamento, dai figli di Noè.
Gaspare, mistico re dell'Armenia, lasciò l'intero potere a suo fratello Ntikran per andare a cercare Gesù. Era probabilmente un seguace di Zoroastro. Era un giovanotto rude, discendente di Cam, uno dei figli di Noè.
Baldassarre, re arabo del deserto, era giovane e di carnagione scura, e discendeva da Jafet, un altro figlio di Noè.
Melchiorre era in realtà il soprannome del maharaja indiano Ram, che pure lasciò il potere a suo fratello per partire verso Gerusalemme insieme al saggio Tsekinata suo amico.
Il soprannome gli deriva dalla frase che pronuncio' inchinandosi davanti a Gesù bambino: 'Cham el chior' (ho visto Dio). Era anziano, con i capelli bianchi e la barba lunga e discendeva da Sem, figlio di Noè.
I Magi portarono a Gesù Bambino tre doni che simboleggiano la sua duplice natura di essere umano e di figlio di Dio: l'oro, il dono riservato ai re, l'incenso, usato per adorare l'altare di Dio, e la mirra, il balsamo per i defunti.

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale...a tutti...

Buon Natale a tutti che sia ricco di pace, amore e spiritualità...!!!
Auguri...

martedì 21 dicembre 2010

Ormai ci siamo

Il Santo Natale è alle porte...
Auguri...auguri... di pace, amore e serenità...!!!

Stefania

martedì 7 dicembre 2010

Madre preziosa

Un immenso cielo di stelle
è il tuo manto di seta
che luminoso
rischiara le tenebre.
La dolcezza
del tuo viso radioso
riscalda i cuori desolati
che ritrovano la perduta via,
nella santa preghiera.
Madre di un figlio perfetto
proteggi e consola
l’intera umanità smarrita nell’oblio
e lontana dalla fede.
Ridonaci la pace e l’amore
che Tu, da lassù,
ci hai insegnato.
Le tue preziose mani
tese nell’abbraccio infinito
siano per tutti noi,
servi umili e timorosi,
la nostra meritevole
salvezza divina.
 
nereidebruna

giovedì 2 dicembre 2010

Sole

Spunta un raggio di oro e diamanti
e il mare vanitoso
si fa tesoro prezioso.
L'onda riccioluta
lo accoglie donandogli
spume candide e luminose perle.
E, nel silenzio dei suoi respiri,
si fa miracolo.

nereidebruna

mercoledì 1 dicembre 2010

I barracuda

I barracuda popolano tutti i mari tropicali, in particolare il Mar dei Caraibi ma sono presenti anche nell'Atlantico occidentale e nel Mar Mediterraneo.

Descrizione:  Corpo molto allungato, testa anch'essa allungata, provvista di grandi occhi e forti mascelle, con due file di denti sporgenti e affilati. La mascella superiore non è protrattile, come invece nella maggioranza dei pesci. Sul dorso sono presenti pinne dorsali, la coda è fortemente forcuta. La linea laterale è molto sviluppata. La pelle è ricoperta da piccole scaglie lisce.



La livrea è bianco argentea, con linee brune laterali.
Le dimensioni variano dai 45 cm delle specie minori sino a 1,80 metri

I barracuda hanno una meritata reputazione di predatori insaziabili e feroci. Sebbene la sua dieta vari secondo l'habitat, le sue prede più frequenti sono pesci e cefalopodi e talora perfino i suoi stessi piccoli. Il barracuda inizia il suo attacco investendo la sua preda a gran velocità grazie al suo corpo allungato e idrodinamico. Inoltre la sua vista molto acuta gli permette di cacciare dove le acque sono più torbide. Si dice che, quando le hanno raggruppate, riuniscano le prede in un nutrito banco per aumentare l' efficacia dell'operazione.



Gli adulti prediligono le acque profonde, mentre i giovani popolano le aree costiere e i fondali sabbiosi poco profondi. Nuotano e cacciano formando piccole bande, fatto non usuale in altre specie di predatori. Quelli di maggiori dimensioni, usano cacciare in solitario. La carne del gran barracuda può essere molto tossica, ciò è dovuto al fatto che questo animale divora certi pesci corallini altamente velenosi, per esempio i pesci palla.


I rapporti con l'uomo: Sono stati riportati casi di attacchi dei barracuda di grande taglia ai danni di pescatori subacquei.

Il gran barracuda, la specie di maggiori dimensioni e la più conosciuta, assorbe le tossine dei pesci velenosi di cui si nutre, il che ne fa una specie poco ricercata dai pescatori, pur essendo una preda molto popolare nella pesca sportiva.

martedì 23 novembre 2010

Verso il cielo


Irto e impervio
è il sentiero
che porta a Dio.
Faticosa è la salita
sotto un limpido cielo,
ma la devozione spinge lassù.
Il Cristo Redentore
silente e imponente
accoglie le genti
che con la preghiera
si affidano a Lui.
A spalle accompagnata
la pesante statua
dell’Arcangelo Michele.
Verso l’Eremo va,
preceduta con onore
dai poveri Cavalieri di Cristo.
Una croce rossa patente
nei bianchi mantelli,
come ali nel vento
raggiungono il cielo.
Fende la spada
l’Arcangelo Michele.
Inni solenni e orazioni di fede
mentre il sole radioso
splende illuminando
di oro la cima,
che verso l’infinito Cielo,
s’inchina a Dio.


Stefania

sabato 20 novembre 2010

L'Ippocampo

Il cavalluccio marino o ippocampo lo si trova nel Mediterraneo, sulle coste orientali dell'Atlantico e persino nella Manica. Questo pesce si stabilisce nei luoghi ricchi di piante acquatiche. Esso è lungo circa 15 centimetri ed ha una testa che forma un angolo retto con il corpo. Questa posizione unita alla sua forma e alla rastremazione del corpo che ricorda un lungo collo, gli conferisce una curiosa somiglianza con la testa di un cavallo. Proprio a questa somiglianza l'animale deve il suo nome. Il suo corpo è bruno o nerastro ed è coperto da placche ossee che sembrano dividere l'animale in anelli e formano robuste creste longitudinali. L'ippocampo nuota in posizione verticale, spinto in avanti dalle rapide vibrazioni della pinna dorsale, mentre la vibrazione delle pettorali e i movimenti della coda servono per gli spostamenti verticali. La lunga coda prensile, che generalmente porta arrotolata in avanti, è sprovvista di pinne ed è sempre pronta ad attorcigliarsi intorno alla prima alga che incontra; dopo di che l'ippocampo esplora l'acqua circostante alla ricerca di una preda su cui lanciarsi rapidamente. L'ippocampo possiede occhi mobili e indipendenti l'uno dall'altro, ed è soggetto a cambiamenti di colore. La sua alimentazione si compone di piccoli crostacei, ma mangia anche anche minuscoli animaletti che raccoglie sulle foglie di posidonia. In primavera maschio e femmina si accoppiano. I due coniugi rimangono l'uno di fronte all'altro finchè la femmina ha introdotto tutte le uova, circa 200 uova in pochi secondi, fecondate via via dal maschio, nella sacca d'incubazione che quest'ultimo porta sotto la coda e che è fornita, alla sommità, di una piccola apertura. Dalle uova escono minuscoli embrioni, e 60 giorni dopo la deposizione il maschio, con energiche contorsioni, espelle i piccoli, lunghi una dozzina di millimetri, filiformi e trasparenti.

E qui comincia l'avventura...!!!

mercoledì 17 novembre 2010

La vongola - curiosità e ricetta "Spaghetti alle vongole"

La vongola (Chamelea gallina ) è un mollusco bivalve costituita da due robuste valve a forma di ventaglio uguali tra loro, della famiglia dei Veneridae.
Il termine vongola, sebbene diffuso tra tutti gli italofoni, è di origine napoletana e deriva dal latino volgare conchŭla, diminutivo di cŏncha, ossia conchiglia.
Le valve della vongola sono ruvide al tatto, di colore bianco-bruno, con sfumature grigiastre irregolari; l'interno della conchiglia è invece liscio e bianco-giallastro.
Sebbene la vongola possa raggiungere i 5 cm, generalmente non supera i 3,5 cm, e vive nascosta sotto le
sabbie dei fondali marini, ben infossata: ad emergere sono solo i suoi sifoni, necessari alla vongola per nutrirsi.
La vongola è molto diffusa nel mar del Caspio, nell'Atlantico e nel Mediterraneo; in Italia è molto presente nelle coste dell'Adriatico e in quelle del medio-basso Tirreno.

La pesca della vongola deve avvenire manualmente, attraverso rastrelli, poichè la pesca con draghe sarebbe vietata, sebbene gli interessi commerciali facciano spesso “dimenticare” questa norma.

Le imbarcazioni adibite alla pesca delle vongole sono denominato “vongolari”: esse sono dotate di draghe idrauliche o turbosoffianti che penetrano il fondale sabbioso e, strisciando, catturano le vongole.

La pesca delle vongole è gestita da dei Consorzi di pescatori.

L'allevamento delle vongole è detto “venericoltura” ed è svolto principalmente sui fondali delle lagune: data l'alta rimuneratività della pesca di questo mollusco, si sta sempre più diffondendo la pesca e la commercializzazione illegale, gestita addirittura da mafie. Le vongole così diffuse contengono spesso un'alta percentuale di sostanze tossiche, come piombo, arsenico, mercurio: queste vengono poi vendute “in nero” a ristoratori che a loro volta le offrono a turisti ignari.

Si distinguono diverse varietà di vongole e le principali sono:

- Vongola verace (Ruditapes decussatus), è la più comune e la più apprezzata: le sue carni si distinguono per la loro dolcezza e tenerezza.
- Vongola verace filippina (Tapes philipphinarum), di colore più scuro e intenso; l'interno delle sue valve ha sfumature violacee. Originaria del Pacifico, si è poi diffusa in Veneto solo pochi decenni fa; è di dimensioni superiori rispetto alla vongola verace e le sue carni sono meno tenere.
- Lupino (Dosinia exoleta ), è caratterizzata dall'assenza di sifoni (corni).
- Longone (Venerupis aurea), predilige fondali fangosi, ha la conchiglia molto fragile, soggetta quindi a rotture: le sue carni sono dolci e dal sapore delicato.

■ Al momento dell'acquisto

La vongola è molto apprezzata dal mercato: è commercializzata essenzialmente viva, come è imposto dalla legge, ma si può trovare anche surgelata, sgusciata o no.
Sulla confezione di vongole deve essere riportato il marchio CEE, che ne garantisce la provenienza sicura; in caso contrario, se contaminate, si potranno contrarre malattie e virus anche molto pericolosi, quali epatite o tifo.

■ Conservazione

Le vongole sono molluschi molto delicati che vanno quindi consumati il più presto possibile: dal momento dell'acquisto si potranno mantenere in frigorifero per non più di un giorno, possibilmente avvolte in un panno umido e già pulite.

■ Pulizia e uso in cucina

Per togliere la sabbia, si consiglia di mettere a mollo le vongole in acqua salata (con sale grosso) per un tempo minimo di 2 ore: attraverso questo procedimento, le vongole si spurgheranno; per ultimare la pulizia sarà sufficiente risciacquarle in acqua corrente, strofinandole con uno spazzolino.
Per aprirle il metodo più semplice è gettarle in una padella calda per qualche minuto, finchè le valve non si schiudono.
In questo modo però si rischia che le vongole perdano il delicato sapore: sarebbe quindi consigliabile aprire i molluschi con un coltellino: in questo modo si avrà anche la possibilità di conservare il liquido in esse contenuto, che, una volta filtrato, potrà essere aggiunto alla cottura delle vongole stesse per accentuarne l'aroma.

Nelle preparazioni delle vongole, sono da evitare cotture lunghe, perchè le carni si potrebbero indurire.

La vongola è impiegata per la preparazione di primi come risotti, zuppe o paste, ma anche per antipasti o secondi, cucinandole, ad esempio, in forno con uno strato fine di trito di pangrattato, aglio e prezzemolo.

■ Proprieta' nutrizionali

Le vongole sono ricche di vitamina A, fondamentale per lo sviluppo dell'organismo: la sua carenza può infatti inibire la crescita, portare alla deformazione delle ossa, degli organi riproduttivi e degli organi visivi.

La vongola contiene inoltre fosforo, elemento strutturale di ossa e denti, potassio e proteine, indispensabili per le difese immunitarie del nostro organismo.

Il consumo della vongola è indicato per le diete ipocaloriche: essa ha un apporto di grassi molto ridotto e contiene solo 72 Kcal per 100 g.

Il termine vongola è di origine latina e deriva da conchŭla, cioè conchiglia.

Caparozzolante è, invece, una denominazione di origine dialettale che si riferisce al pescatore di vongole veraci, che in Veneto sono appunto chiamate "caparozzoli" e vengono pescate nella laguna con particolari imbarcazioni.

L'organismo vivente più vecchio al mondo mai trovato è proprio una vongola della veneranda età di 410 anni: essa è stata ritrovata nei freddi mari dell'Islanda ed è stata subito sottoposta a studi per scoprire il segreto della sua longevità.

Ricetta: Spaghetti alle vongole

Vongole in bianco

Tagliate 2-3 spicchi d’aglio e fateli soffriggere in una padella con dell’olio d’oliva fino a farli imbiondire. Aggiungere poi le vongole ben scolate e farle cuocere a fuoco vivo per 2-3 minuti fino a che si sono aperte tutte. A questo punto sgusciare la metà delle vongole lasciando da parte le altre per la decorazione (la metà sgusciata resta nella padella con l’olio). Aggiungere un il prezzemolo tritato finemente, sale ed una punta di peperoncino e poi versare nella padella gli spaghetti (o i vermicelli) cotti molto al dente. Fate insaporire gli spaghetti nell’olio per almeno un minuto e servire immediatamente decorando con le altre vongole non sgusciate.

Buon appetito!!!

lunedì 15 novembre 2010

'A Livella - stupenda poesia di Antonio de Curtis

Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.


Ogn'anno puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con i fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza


St'anno m'è capitata 'n'avventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio
(Madonna), si ce penzo, che paura!
ma po' facette un'anema 'e curaggio.


'O fatto è chisto, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d' 'a chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.


"QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE
MORTO L'11 MAGGIO DEL '31."


'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
... sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.


Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce steva n'ata tomba piccerella
abbandunata, senza manco un fiore;
pe' segno, solamente 'na crucella.


E ncoppa 'a croce appena si liggeva:
"ESPOSITO GENNARO NETTURBINO".
Guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!


Questa è la vita! 'Ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pure all'atu munno era pezzente?


Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i' rummanette 'chiuso priggiuniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.


Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje; stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato ... dormo, o è fantasia?


Ate che' fantasia; era 'o Marchese:
c' 'o tubbo, 'a caramella e c' 'o pastrano;
chill'ato appriesso' a isso un brutto arnese:
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.


E chillo certamente è don Gennaro...
'o muorto puveriello... 'o scupatore.
'Int' a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se retireno a chest'ora?


Putevano stà 'a me quase 'nu palmo,
quando 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e, tomo tomo... calmo calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!


Da voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono un blasonato?!


La casta e casta e va, si, rispettata,
ma voi perdeste il senso e la misura;
la vostra salma andava, si, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!


Ancora oltre sopportar non posso
la vostra vicinanza puzzolente.
Fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".


"Signor Marchese, nun è colpa mia,
i' nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie b stata a ffa' sta fessaria,
i' che putevo fa' si ero muorto'?


Si fosse vivo ve farrie cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse,
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa."


"E cosa aspetti, oh turpe macreato,
che 1'ira mia raggiunga 1'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei gih dato piglio alla violenza!"


"Famne vedé... piglia sta violenza...
'A verità, Marché', mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so' mazzate!...


Ma chi te cride d'essere... nu ddio?
Ccà dinto, 'o vvuò capì, ca simmo eguale?...
... Morto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'n'ato è tale e qquale."

"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?"

"Tu qua' Natale ... Pasca e Ppifania!!
 T' 'o vvuo' mettere 'ncapo... 'int' 'a cervella
che staje malato ancora 'e fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched'e".... e una livella.

'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt' 'o punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme
tu nun t'he fatto ancora chistu cunto?

Perciò, stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!"
 
Totò

venerdì 12 novembre 2010

Le cozze - curiosità e ricetta - Cozze del marinaio

La cozza è un mollusco bivalve che vive nel mar Mediterraneo, nel Mar Nero e in Atlantico, dalla Manica sino alle coste del Marocco.

Il mitilo mediterraneo chiamato erroneamente mitile e volgarmente muscolo nelle regioni nord-occidentali italiane, peocio in quelle nord-orientali e cozza in quelle centro-meridionali, è un mollusco che vive nel Mediterraneo, nel Mar Nero e in Atlantico, dalla Manica sino alle coste del Marocco.
La cozza è un mollusco bivalve: la sua conchiglia è composta da due parti uguali, è di colorazione esterna nerastra o nero violacea, mentre quella interna è arancione madreperlacea.
Le cozze che posso essere selvagge o di allevamento e vivono in comunità numerose, fissandosi a rocce o a supporti duri, si nutrono principalmente di plancton e di particelle organiche in sospensione.

Contrariamente a quanto si crede, le cozze non vivono bene nelle zone inquinate, anzi : spesso l'inquinamento provoca epidemie nelle colonie di cozze.




 Ricetta: Cozze del marinaio
Ingredienti:

1. Cozze - 1 kg

2. Aglio  - 1 spicchio
3. Vino bianco -  1/2 bicchiere
4. Olio di oliva extravergine - 3 cucchiai
5. Prezzemolo tritato - 1 cucchiaio
6. Peperoncino piccante -  1 pezzetto
7. Sale

1

Spazzolate e lavate bene le cozze.


2
Fate soffriggere in una padella l’aglio nell’olio, aggiungete il peperoncino, le cozze, il vino, cuocete fino a quando le valve delle cozze si saranno aperte, spolverizzate di prezzemolo e servite


Buon appettito!!!

La vita

“Possa io fare della mia vita qualcosa di semplice e diritto,
come un flauto di canna che il Signore riempie di musica.”

San Agostino
E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l'immensità dell'oceano, il corso degli astri, e non pensano a sé stessi.

Sal.26

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Sal.138
Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.